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INTRODUZIONE: La regione con la più piccola produzione
in Italia. La viticoltura è spesso "eroica" in quanto spesso i vigneti
si trovano ad oltre 1000 metri di altitudine; i vini che si ottengono dai
vigneti situati nell'alta Valle hanno quindi una acidità sostenuta, non
molto estratto, colori poco intensi ma vivaci. Si tratta, dato il tipo di
viticoltura, di vini costosi, ma anche unici: troviamo infatti in questa
regione dei vitigni che non si trovano in nessun altro posto al mondo
quali il Blanc de Morgex, il Fumin ed lo Chambave rouge. Il Blanc de
Morgex (o Prié blanc) in particolare è un vitigno cosiddetto a "piede
franco", nel senso che a causa dell'altitudine a cui si trova non è mai
stato attaccato dalla fillossera che tra la fine del secolo XIX e l'inizio
del XX distrusse quasi tutte le vigne d'Europa, e non ha bisogno
quindi di essere innestato su piede di vite americana, resistente a questo
affamato insetto. La regione Valle d'Aosta ha intrapreso da diversi
anni azioni per migliorare il prodotto vitivinicolo sia sotto il profilo
qualitativo che quantitativo.
EDITORIALE: "LA VALLE D'AOSTA E LA SUA STORIA" La Dora
Baltea è il fiume che attraversa e divide orizzontalmente la regione,
creando un clima particolarmente idoneo alla viticoltura; l’allevamento
della vite è quasi totalmente presente nella vallata centrale, tra
Pont-Saint-Martin e Morgex, in particolare lungo le coste più soleggiate
della sinistra orografica. Con il passare dei secoli la superficie vitata
ha subito un forte regresso, passando dai 3000-4000 ettari della fine
dell’800 agli attuali 500. Durante e dopo la caduta dell’Impero Romano,
furono più volte abbandonate le coltivazioni, sia in seguito a carestie
causate dalle invasioni di Barbari e Saraceni, sia in seguito
all’imposizione del veto di Domiziano. Successivamente le varietà di vite
messe a coltura dai pretoriani romani finirono con l’impoverirsi ed
inselvatichirsi, non più accudite dall’uomo. Solo le viti più resistenti
sopravvissero, originando nuovi biotipi e varietà, tramite ripetute
riproduzioni da seme. Dopo l’ulteriore flagello provocato
prima dall’oidio (1848), poi dalla peronospora (1886) e infine dalla
fillossera (1896) si fece consistente l’introduzione di vitigni piemontesi
quali Barbera, Dolcetto, Grignolino, Bonarda e francesi quali Pinot Nero,
Gamay, Cabernet, Syrah, Sauvignon ecc. Molti vitigni
autoctoni andarono perduti ed altri ancora sono altamente a rischio di
estinzione come Vuillermin, Roussin, Crovassa, Mayolet, Bonda, Cornalin
ecc. I pochi sopravvissuti quali Vien de Nus, Prié, Fumin,
Premetta, Petit Rouge, sono gelosamente custoditi da fedeli vignerons.
Oggi resta ancora la testimonianza in tutto il fondovalle, del duro lavoro
di preparazione, di sostegno e di mantenimento del terreno destinato a
vigneto: muri a secco e ripiani di antiche terrazze tappezzano i pendii
valdostani, anche quelli più impervi, talvolta strappando qualche metro di
superficie alla roccia. Attualmente, solo la bassa e l’alta
Valle (da Pont-Saint-Martin a Bard e da La Salle a Morgex) hanno
rispettato la fisionomia viticolo-ampelografica del passato, mantenendo in
coltivazione gli stessi vitigni e adottando ancora le stesse forme di
allevamento: pergole alte, con vitigni rossi di origine piemontese in
bassa Valle (Nebbiolo, Neyret, Freisa); pergole basse, con un solo vitigno
autoctono a bacca bianca in alta Valle (Prié). Tutta la
restante vallata centrale sta incrementando la coltivazione di varietà
alloctone (Pinot Noir, Gamay, Chardonnay, Syrah, Merlot, Petite Arvine,
Muller Thurgau). Queste cultivars, di indiscutibile
interesse enologico, stanno soppiantando in modo preoccupante le varietà
nostrane, quelle stesse che in passato hanno dato origine ai rinomati e
pregiati Donnas, Muscat de Chambave, Enfer d’Arvier, Malvoisie de Nus,
Torrette ecc. Comunque la Valle d’Aosta sta vivendo un
momento di crescita, grazie all’attenta ricerca dell'Institut Agricole
Régional, che eredita il patrimonio umano e professionale dell'Ecole
pratique d'agriculture ed è insieme scuola professionale, istituto di
ricerca e azienda agricola, avente lo scopo di valorizzare l'agricoltura
di montagna. L’altro apporto fondamentale è dato dalle cantine sociali, in
grado di sfornare prodotti di qualità, molto corretti sul profilo tecnico.
Il Gambero Rosso, nel 1999 ha premiato per la prima volta con i tre
bicchieri, lo Chardonnay Cuvée Frissonière Cuvée Bois ’97, prodotto
proprio da una cantina sociale, Les Cretes. Questo vino ha fatto un
passaggio in barrique, che gli ha donato particolare grassezza e
persistenza. Ma anche per i vini rossi ci sono cose molto interessanti
come il Vin de La Sabla, prodotto dall'azienda di Costantino Charrère, a
base di Fumin e Petit Rouge, vitigni autoctoni; oppure il Vin du Prévot,
dello stesso Institut Agricole Régional, una versione valdostana del
classico rosso bordolese (Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot). Va
sottolineato che la stragrande maggioranza dei vini prodotti rientra
nell’unica D.O.C. della regione, Vallée d’Aoste, che ha sette
sottodenominazioni: Arnad Montjovet, Blanc de Morgex, Chambave, Donnas,
Enfer d’Arvier, Nus e Torrette. Le notizie riportate, sono tratte dal
libro "Vini e Vitigni autoctoni della Valle d'Aosta" di Giulio Moriondo,
ed. IAR. Informazioni più dettagliate ed esaustive potrete
trovarle direttamente su
http://www.mediavallee.it/, sito interamente dedicato
alla Valle d'Aosta, con una parte interessante e divertente su tutto ciò
che ruota intorno al vino (storia, museo virtuale, D.O.C., detti sul vino
ecc.), curata dall'enologo Giulio
Moriondo.
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